Passa al contenuto principale Vai al piè di pagina

Fatto a mano

Di Jill Newman | Foto di Ellie Thorne
Presso la manifattura di ceramiche italiana Bitossi, le tradizioni artigianali toscane assumono forme nuove e audaci.

Tra i vigneti e gli uliveti ondulati della regione di Montelupo Fiorentino, un laboratorio inondato di luce brulica di tranquilla attività. Vasi appena modellati attendono di essere cotti. Vasi appena smaltati risplendono di colori vivaci. Gli artigiani modellano l’argilla al tornio e incidono e dipingono delicatamente a mano ogni vaso e ogni statuetta.

Fin dalla fine del XIII secolo, questa enclave toscana — situata appena a ovest di Firenze — è stata il cuore artigianale di una radicata tradizione ceramica. Conobbe il suo periodo di massimo splendore durante il Rinascimento, quando l’arte e l’industria prosperarono sotto i Medici, poiché la regione offriva tutti gli elementi essenziali per una produzione ceramica di successo: l’argilla di ottima qualità proveniva dalle colline circostanti e il fiume Arno era la via di comunicazione fondamentale grazie alla quale le fragili terre cotte e le maioliche potevano essere facilmente trasportate nel resto d’Italia, poi in tutta Europa e oltre.

Pochi cognomi hanno avuto un ruolo così fondamentale in quella storia — o sono sopravvissuti così a lungo — come Bitossi. La loro dinastia risale agli anni Trenta del Cinquecento, quando i documenti d’archivio attestano che i loro antenati lavoravano come ceramisti e maestri di fornace. Tuttavia, fu solo nel 1921 che Guido Bitossi fondò ufficialmente l’azienda che è diventata una delle case ceramiche più influenti d’Italia. Il capitolo più significativo fu quello del dopoguerra, sotto la direzione creativa di Aldo Londi, la cui visione contribuì a ridefinire la ceramica contemporanea e a creare un linguaggio di design moderno.

Originario di Montelupo, Londi considerava la ceramica qualcosa di ben più significativo di un semplice mestiere; riteneva che i suoi oggetti fossero arte viva. La sua filosofia era semplice: gli oggetti per la casa dovevano essere espressivi e funzionali, e nobilitare la vita quotidiana. Nel 1955 strinse un sodalizio con l’architetto Ettore Sottsass che sarebbe durato più di 40 anni e avrebbe portato alla creazione di opere che incarnavano magnificamente la sua visione: vasi, ciotole e recipienti grafici, scultorei e audacemente moderni che ridefinirono il concetto stesso di oggetto in ceramica e consolidarono la reputazione di Bitossi come pioniere della ceramica d’arte. (Quei pezzi originali, realizzati dagli anni ’50 agli anni ’80, sono oggi oggetti da collezione molto ambiti: nel 2023, una delle sculture totemiche di Sottsass del 1966 è stata venduta per quasi 900.000 dollari.)

argilla versata nello stampo
argilla versata nello stampo
modello in argilla

Oggi, la visione della maison è portata avanti dalla direttrice creativa Ginevra Bocini, pronipote di Guido Bitossi. (La madre di Bocini, Cinzia Bitossi — che ha frequentato la storica Collegio alla Querce, oggi trasformato in Auberge Collection — ha ricoperto a lungo il ruolo di direttrice creativa.) Da quando ha assunto la guida nel 2017, Bocini ha saputo coniugare la lunga tradizione di famiglia con una nuova estetica contemporanea, ampliando l’azienda attraverso collaborazioni con designer e artisti internazionali, quali Patricia Urquiola, Nathalie Du Pasquier e Max Lamb. Ha inoltre promosso partnership con Gucci, Supreme e Fornasetti, oltre che con gallerie d’arte e istituzioni culturali. Quest’anno, Bitossi presenta progetti realizzati in collaborazione con il designer di mobili di origine italiana Martino Gamper e lo Studio HAOS di Lisbona.

“Da Bitossi, il dialogo tra passato e presente è al centro della nostra identità. Continuiamo ad attingere alla straordinaria tradizione artigianale della regione, confrontandoci al contempo con il design contemporaneo e la sperimentazione artistica, mantenendo un dialogo aperto con il resto del mondo.”
Ginevra Bocini, Direttrice creativa, Bitossi

Una visita agli ampi archivi di Bitossi si snoda come una storia tangibile del design italiano. Il museo, allestito con cura, espone pezzi che attraversano il tempo: classici anteguerra, motivi grafici del dopoguerra, ondate di colori in stile pop art, smalti metallici. Nel suo insieme, questa raccolta sottolinea la convinzione fondamentale di Londi: che questa casa di ceramica rifugga da un’estetica univoca a favore della sperimentazione e della rilevanza artistica. «Londi ha interpretato il desiderio internazionale di modernità del dopoguerra attraverso una lente profondamente italiana e toscana», afferma Bocini. «Ha tradotto una cultura artigianale locale e secolare in un linguaggio che appariva fresco, gioioso e accessibile, pur rimanendo rigorosamente artigianale».

Tra le collezioni più iconiche di Londi figura la “Rimini Blu” degli anni ’50. Ispirata ai riflessi danzanti del sole sull’Adriatico, questa ceramica blu cobalto, rifinita con uno smalto cristallino, ha trasformato la ceramica tradizionale in un’opera d’arte e di design. A distanza di decenni, quei pezzi dal fascino ipnotico, che ricordano il lapislazzuli, sono immediatamente riconoscibili. All’interno dell’archivio, esposti in bella vista, il loro effetto è ancora ipnotico.

Il processo produttivo di Bitossi rimane decisamente artigianale. Ogni pezzo è ancora realizzato interamente a mano; per alcuni ci vuole fino a un mese per completarli. Circa 15 artigiani sono specializzati in vari aspetti, dalla lavorazione al tornio alla realizzazione degli stampi, fino alla smaltatura e alla cottura: tutte competenze affinate in anni di formazione e di sensibilità verso il materiale. Per garantire che questo mestiere continui a vivere per altri cinque secoli, la casa gestisce anche una scuola dove gli apprendisti imparano dai maestri le competenze e la sensibilità necessarie alla lavorazione della ceramica.

La preziosa argilla di Montelupo Fiorentino continua a vivere fedelmente in quelle mani esperte e, con ogni nuovo pezzo, si aggiunge un altro capitolo al proverbiale libro dell’artigianato di Bitossi.

«La ceramica è un mezzo potente per raccontare storie. È in grado di trasmettere diverse forme di espressione, narrazioni culturali ed esperienze umane.»
Ginevra Bocini, Direttrice creativa, Bitossi
busto in ceramica
vasi di ceramica
pittura su ceramica