Per gran parte dell’anno, il Brindellone riposa qui in silenzio. Alto quasi undici metri, questo straordinario carro di legno risale al XV secolo ed è decorato con gli stemmi dei quartieri storici di Firenze e con intricati dettagli restaurati anno dopo anno.
I preparativi sono affidati alla famiglia Soldi, custodi del carro e dei fuochi d’artificio sin dal 1869.
Fulvio Soldi, insieme al figlio e alla famiglia allargata, porta avanti un sapere plasmato dalla ripetizione, dalla precisione e dal tempo.
Da una prospettiva ravvicinata, ogni gesto rivela tutta la sua importanza. Centinaia di fuochi d’artificio vengono assemblati pezzo per pezzo, con movimenti al tempo stesso ponderati e istintivi: ciò che si può definire solo come “sprezzatura”, la padronanza discreta di qualcosa che è già stato fatto mille volte.
Nascosta all’interno della struttura, rimane l’iscrizione “Cosimus”: un discreto ricordo di un rituale che si svolge più o meno allo stesso modo da quasi cinque secoli.
All’alba, le grandi porte di legno si aprono.
Quattro buoi di razza Chianina, scelti per la loro forza e imponenza, vengono addobbati e condotti in solenne processione per le vie della città. Trainano il Brindellone attraverso Firenze, accompagnati dalla Sfilata Storica della Repubblica Fiorentina: musicisti, portabandiera e soldati che segnano il passare del tempo attraverso il rito.
Il carrello arriva alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore.
Nel momento culminante della Messa pasquale, mentre il “Gloria in Excelsis Deo” risuona nella navata centrale, la Colombina — un piccolo razzo a forma di colomba — percorre un cavo dall’altare fino alla piazza antistante, trasportando il fuoco sacro. In un unico, preciso istante, dà fuoco al carro.
Quando l'ultima scintilla si spegne, il Brindellone torna al suo luogo di riposo.
Le porte si chiudono ancora una volta e il carrello scompare nuovamente nell'oscurità — immutato, in attesa.
Da quasi cinque secoli, questo rituale è rimasto sostanzialmente immutato, unendo la città attraverso una memoria condivisa che continua a rinnovarsi, anno dopo anno.
E proprio come Firenze stessa, continua a esistere evolvendosi, senza mai perdere di vista le proprie origini.
A pochi passi dal Duomo, l’atelier Paolo Penko custodisce un’espressione diversa, ma altrettanto duratura, di questo patrimonio.
Da quattro generazioni, la famiglia Penko traduce i simboli di Firenze in oggetti in oro di pregiata fattura, attingendo a secoli di iconografia radicata nell’identità religiosa e civica della città.